quaresima τεσσαρακοστή Periodo di penitenza di durata variabile in preparazione di una grande festa. La Chiesa Bizantina conosce:
La Grande Quaresima (ἡ μεγάλη τεσσαρακοστή ) che va dal lunedì successivo alla domenica dei latticini al sabato di Lazzaro. La domenica viene celebrata la Divina Liturgia di S. Basilio, il mercoledì ed il venerdì la Liturgia dei Presantificati, il sabato la Liturgia di S. Giovanni Crisostomo; gli altri giorni sono aliturgici; il venerdì si canta l'akathistos.
La Quaresima degli Apostoli (τῶν ἁγίων ἀποστόλων ) , in preparazione alla festività degli apostoli Pietro e Paolo del 29 giugno e dei dodici Apostoli il giorno seguente. Ha inizio il lunedì successivo alla domenica di tutti i Santi (domenica dopo Pentecoste) e termina il 28 giugno.
La Quaresima della Dormizione di Maria (νηστεία τῆς ϑεοτόκου ) in preparazione di tale festa, ha inizio il primo agosto.
La Quaresima di Natale (τῶν Χριστουγέννων ) che inizia quaranta giorni prima di tale festa, il 15 novembre. Talora viene detta di S. Filippo perché ha inizio nel giorno della festa del Santo.
Quinisesto v. trullano, concilio
rantistirion (rantistìrion) ραντιστήρι Piccola fiasca di metallo e con imboccatura molto stretta chiusa con un tappo con un foro finissimo usata per le aspersioni con rhodostagma.
rasoforo (rasòforo) ῥασοφόρος Monaco al primo grado della vita monastica; non è necessariamente un novizio, in quanto un monaco può restare rasoforo per tutta la vita. Il rasoforo può diventare egumeno, i vescovi sono di norma scelti tra questi e più raramente tra i megaloschimi.
rason o exorason (ràson, exòrason) ἐξώρασον Mantello di colore nero, aperto sul davanti e con larghe maniche, allacciato solo al collo. È portato dal clero secolare e dai monaci sopra la tunica. Nell'uso greco è sempre nero. Simboleggia la protezione divina e la purità dei costumi.
ravdhos (ràvdhos) ράβδος Bastone pastorale.
reliquie λείψανα Il corpo o parte del corpo, cose portate addosso o usate da un santo. Sono venerate come le icone, ricordano il santo.
reuchliniana, pronunzia Dal nome dell’umanista Johannes Reuchlin (1455-1522) che la propugnò; era la pronunzia in uso a Bisanzio in epoca medioevale che è tuttora utilizzata per i testi liturgici bizantini. Era probabilmente già usata in età ellenistica.
rhodostagma ροδόσταγμα Acqua di rose usata per aspergere i fedeli e gli oggetti in determinate cerimonie.
ripidia (ripìdia) ῥιπίδιον Flabelli, posti abitualmente sull'altare vengono agitati dal diacono sui Doni durante l'anafora vd. anche esapterigi.
rinnovamente, settimana del Ἑβδομάς τῆς Διακαινησίμου È quella che va dal giorno di Pasqua al sabato successivo, lo stesso che settimana luminosa.
rito L'insieme di consuetudini, testi, istruzioni liturgiche, tradizioni musicali, norme giuridiche, spiritualità, teologia, che informano il modo di essere cristiani di una frazione del popolo di Dio. La diversità dei riti in uso nelle Chiese cristiane è derivata dal cristallizzarsi delle diversità nella celebrazione del culto sorte nei primi secoli del cristianesimo per motivi geografici ed etnici. I riti sono distinti in occidentali ed orientali.
Gli occidentali sono:
Rito romano, diffuso da Roma in tutto l'occidente.
Rito ambrosiano, usato nella diocesi di Milano.
Rito gallicano, usato anticamente in Francia, Spagna e nord Europa ed in gran parte sostituito da quello romano per iniziativa di Carlo Magno, rimasto in alcune diocesi sino al XIX secolo.
Rito mozarabico usato dai cristiani spagnoli sotto la dominazione araba, reintrodotto nel XVI sec. e tuttora conservato in una cappella della cattedrale di Toledo.
I riti orientali sono:
Rito bizantino, nei suoi diversi rami, greco, slavo, arabo (melkita) che si distinguono per la lingua ed alcune usanze particolari.
Rito copto, usato in Egitto ed in Etiopia.
Riti siriaci, usato nel territorio dell'antico patriarcato di Antiochia: Siria, Iraq, Iran, Malabar (malankaresi). I maroniti del Libano hanno introdotto usanze di origine occidentale.
Rito armeno, usato in Armenia.
I vari riti orientali, tuttora fiorenti, sono usati indistintamente da cattolici ed ortodossi, e si sono diffusi con il tempo al di fuori dei territori di origine.
Sabato di Lazzaro. Il sabato che precede la domenica delle Palme
sacellario (sacellàrio) σακελλάριος Tesoriere, anche come titolo onorifico conferito a sacerdoti.
sagrestano κανδηλανάπτης Colui che è addetto alla custodia e pulizia del tempio e delle cose sacre.
sakkos (sàkkos) σάκκος Veste liturgica vescovile consistente in una corta tunica con maniche anch'esse corte, sontuosamente ornata ed aperta sui fianchi, che vengono chiusi con dei fiocchi, ornati a volte di sonagli. Deriva dalla tunica degli imperatori bizantini che inizialmente la concessero ai patriarchi. Dopo la caduta dell'impero fu progressivamente adottata da tutti i vescovi, che la usano nei solenni pontificali in luogo del felonion. Il nome allude ad un abito di penitenza, raffigura lo straccio di porpora posto sulle spalle del Salvatore. Simeone di Tessalonica a metà del XV sec. attribuiva il sakkos come distintivo ai patriarchi ed ai maggiori metropoliti, il polystavrion ai rimanenti metropoliti ed il solo omoforion portato sul felonion ai semplici vescovi. (Responsa ad Gabrielem Pentapolitanum quaestio XIX PG 155, 871d -872b)
salterio (saltèrio) ψαλτήριον Libro contenente i salmi, psaltirion.
santuario ἱερατείον In una chiesa bizantina la zona dell'altare racchiusa tra l'iconostasi e l'abside. Vima.
sarantismos (sarantismòs) σαραντισμός Akoluthia di rendimento di grazie e benedizione di una donna il quarantesimo giorno dopo il parto
savanon (sàvanon) σάβανον Grembiale indossato dal Vescovo per proteggere i paramenti nel corso di alcune cerimonie: lavanda dei piedi del Giovedì santo e Consacrazione di un altare. Di colore bianco simboleggia la sindone che avvolse il corpo di Cristo. Le rubriche usano lo stesso nome per indicare il vestito che il neofito deve indossare dopo il Battesimo.
schimatologhion (schimatològhion) σχηματολόγιον Libro liturgico contenente le akolutie riguardanti le diverse professioni religiose.
settimana ἑβδομάς La settimana bizantina inizia normalmente con il vespro della domenica, in pratica verso le ore 17/18 del sabato e termina dopo l’ora nona del sabato successivo; la domenica è quindi il primo giorno della settimana. Nel periodo pre-pasquale e pasquale inizia invece con il vespro del lunedì, la domenica sera, e termina dopo l’ora nona della domenica. La domenica è il giorno della Resurrezione del Signore, il primo dopo il sabato. Il lunedì è dedicato agli Angeli. Il martedì è consacrato a S. Giovanni Battista. Il mercoledì (in cui si ricorda il tradimento di Giuda) ed il venerdì (ricordo della Passione) sono giorni di penitenza e digiuno per tutto l'anno. Il giovedì è consacrato agli Apostoli. Il sabato è destinato in particolare alla preghiera per i defunti.
settimana luminosa o del rinnovamento διακαινήσιμος ἑβδομάς La settimana dopo Pasqua.
simandro o simantirion (sìmandro, simantìrion) σήμανδρον o συμαντήριον Barra di ferro o di legno percossa con un martello usata nei monasteri in luogo delle campane, apparve a Costantinopoli soltanto nel X sec. Ne esistono due versioni. Un grande simandro, sospeso ad un traliccio e percosso con un maglio per segnalare gli esperinos, gli orthros e le altre officiature importanti, ed un piccolo simandro, talanton, portato a spalla per il monastero per segnare le ore minori. Il suono del simandro accompagna la Liturgia pasquale scandendo la lettura del Vangelo.
sinassario (sinassàrio) συναξάριον Sinonimo di typikon e di kanonarion di tutto l'anno. Contiene le vite dei santi per ogni giorno dell’anno.
sinassi (sinàssi) σύναξις 1) Commemorazione di alcuni santi, celebrata nel giorno successivo a quello di una festa importante di cui sono stati coprotagonisti, ad esempio la festa del Precursore celebrata il 7 gennaio, quella di Gabriele il 26 marzo, ecc..: 2) Riunione, assemblea
sincello σύγκελλος (che occupa la medesima cella) Religioso addetto alla persona del patriarca o del vescovo come segretario. vd. anche protosincello.
sinodo, santo ἱερά σύνοδος Organismo permanente, formato dai metropoliti e vescovi, che regge assieme al patriarca una Chiesa bizantina.
siteresion (siterésion) σιτηρέσιον v. adelphata. Anche il cibo quotidiano del soldato o la sua monetarizzazione.
skaramanghion (skaramànghion) σκαραμάγγιον Drappo usato come copertura dell’altare al di fuori delle celebrazioni liturgiche.
skepi (skèpi) σκέπη Copricapo usato dalle monache.
skiti (skìti) σκήτη Asceterio, il complesso costituito da un monastero e dalle case minori, in cui abitano due o tre monaci, che ne dipendono; può essere di tipo cenobitico o idiorritmico.
skevofilace (skevofilàce) σκευοφύλαξ Monaco incaricato della custodia dei vasi sacri e delle reliquie.
skevofilakion (skevofilàkion) σκευοφυλάκιον Locale a destra dell’altare adibito alla conservazione di vesti ed arredi liturgici.
skimbodion (skimbòdion) σκιμπóδιον Trono senza schienale.
skufos (skùfos) σκοῦφος Copricapo cilindrico portato dal clero inferiore, o anche, in altra forma, da quello superiore in occasioni informali.
solea (solèa) σολέας Gradino da cui si eleva l'iconostasi. Da esso il sacerdote proclama il Vangelo, distribuisce l'Eucarestia ai fedeli ed amministra le benedizioni durante la Liturgia.
sphraghis σφραγίς Benedizione, segno di croce fatto dal vescovo istallante sul capo del nuovo superiore di una istituzione. Lo stesso rito compiuto dal superiore nell’insediamento degli altri officiali monastici.
stalli v. stasidion
stasidion (stasìdion) στασίδια Sedili per il coro ed il clero che non partecipa attivamente all'azione liturgica situati nell'estremità superiore della navata centrale.
stasis (stàsis) στάσις (stazione) 1) Nelle processioni, stazione con preghiere d'intercessione. 2) Interruzione della recita di salmi o inni con la piccola litania.
stavroforo σταυρoφόρος Monaco microschimo, dalla croce di legno che riceve il giorno della sua professione.
stavropegiaco (stavropegìaco) σταυροπηγιακόν Nel diritto ecclesiastico bizantino, monastero dipendente direttamente dal patriarca. In Oriente il monastero di norma dipende dal Vescovo nel cui territorio sorge; se per uno speciale privilegio è sotto la diretta giurisdizione del patriarca viene detto stavropegiaco perché questi vi «pianta la croce».
stavropegio (stavropègio) σταυροπήγιον Cerimonia di piantare una croce nel luogo dove sorgerà una chiesa. Assieme alla benedizione delle fondamenta costituisce il cerimoniale della fondazione che spetta al Vescovo del luogo.
stavrosis (stàvrosis) σταύρωσις Grande croce sagomata su cui è dipinta l'immagine del Cristo crocifisso, generalmente accompagnata dalle figure di Maria SS.ma e dell'apostolo Giovanni vd. lypira. È posta al culmine dell'iconostasi - in alternativa alla scena dell'Ultima Cena - o si eleva dietro l'altare.
stavrotheotokion (stavrotheotokìon) σταυροϑεοτοκιον Tropario che associa la Madre di Dio al mistero della Croce.
stefanoma στεφάνωμα (incoronazione) Rito del Matrimonio.
sticharion (stichàrion) στιχάριον Abito liturgico di tutti i sacri ministri. Vi sono due tipi di sticharion. Quello diaconale, è costituito da una larga tunica di tessuto ornato con maniche larghe e corte. Lo sticharion sacerdotale è più aderente al corpo, con maniche più lunghe e strette. È di tessuto liscio di cotone, lino o seta, in origine di colore bianco ora anche colorato, e termina con una balza ricamata. Entrambi simboleggiano la purezza e l'allegrezza spirituale di cui deve essere ripiena l'anima del ministro di Dio. E' portato, nella forma analoga a quella diaconale, anche dagli accoliti e suddiaconi. Il sacerdote indossa lo sticharion sotto al felonion per la celebrazione della Divina Liturgia ed altre akoloutie maggiori, non per le ore, o altri riti.
stichiarica µέλος στιχηραρικὸν Modalità di canto più ornata della irmologica, ma meno della papadica. Ogni sillaba è cantata su due o tre note od anche più.
stichira (stichirà) στιχηρόν Versetti, o ritornelli di poesia liturgica intercalati tra versetti dei salmi.
stichirarion (stichiràrion) στιχηράριον Libro o manoscritto che contiene gli stichira di tutto l'anno liturgico.
stichologhia (stichologhìa) στιχολογία La salmodia del salterio per kathisma o per salmi, versetto dopo versetto. Sinonimo di kathisma.
stichos (stìchos) στίχος (linea, per estensione verso poetico) 1) Versetto di salmo o di ode. 2) Striscia verticale che nelle icone orna la tunica di Cristo scendendo dalla spalla destra sino all’orlo.
stola v. epitrachìlion.
studiti (studìti) στουδίται Monaci del grande monastero costantinopolitano dello Stùdion fondato nel 468 circa dal console Studios, ma riformati da S. Teodoro. Praticavano in maniera attiva le opere di misericordia mantenendo ospedali ed ospizi per inabili, e curavano la copiatura dei manoscritti. Il monastero fu distrutto ed i monaci dispersi dopo la conquista mussulmana della città. Un ordine di monaci studiti è stato creato nel XIX secolo tra i Ruteni.
synapti (synaptì) συναπτή Serie di invocazioni recitate una di seguito all'altra dal diacono od in sua assenza dal sacerdote. Le synapti sono due, la grande od irinikà, perché inizia con le parole «In pace preghiamo il Signore…», posta all'inizio della Divina Liturgia, ed una piccola di sole tre invocazioni.
synekdimos (synèkdimos) συνέκδημος Libro di preghiere della Chiesa Ortodossa per la devozione personale, ne esistono diverse redazioni.
syngeneia συγγένεια (affinità) Il rapporto spirituale esistente tra un individuo e parenti del suo coniuge, o più in particolare tra padrini e figliocci. La Chiesa ortodossa considera affinità un impedimento al matrimonio.
synodeia συνοδεία Gruppo di monaci viventi sotto la guida di un anziano o padre spirituale in una kalyve o skiti.
synodicon (synodicòn) συνοδικόν 1) Lettera, decreto od altro documento emanato da un Sinodo, particolarmente il decreto di nomina di un officiale ecclesistico. 2) Nella prima domenica di Quaresima, festa dell'Ortodossia - in cui si commemora il ripristino del culto delle immagini sancito dal concilio di Costantinopoli nell'842 - proclamazione di ortodossia recitata dal celebrante al termine della processione con le icone. 3) lettera di professione di fede che ogni patriarca neoeletto invia agli altri patriarchi.
syntagmation (syntagmàtion) συνταγμάτιον Testo che nelle Chiese Bizantine indica il rango di ogni Vescovo, determinato dalla sede che occupa e non dall'anzianità di nomina.
synthronon (sìnthronon) σύνϑρονον Seggi per il clero concelebrante posti nell'abside a fianco del trono episcopale.
systatikon (systatikòn) συστατικόν Lettere commendatizie concesse ad un sacerdote dal suo Vescovo.